Carlo
Adelio Galimberti
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Ritorniamo a vedere il mare
(catalogo della mostra alla Galleria Ponterosso del 10.10.09)
«Il mare, voce d’una grandezza libera,
[…] echi brevi protratti,
senza voce echi degli addii
a minuti che parvero felici…»
Giuseppe Ungaretti (da “I ricordi”, 1914-19)
La stagione delle vacanze si è conclusa da poco ed ancora abbiamo la sua eco nella no-stra mente, qualcuno certo sulla propria pelle, qualcun altro, forse, nel proprio cuore. Sono i segni lasciati dalla nostalgia della quiete, dal colore che ci ha regalato il sole e dalle trepida-zioni dei sentimenti. Sono questi gli attori che spesso recitano un copione spensierato e che hanno per scenario quei luoghi lontani dalle consuetudini del nostro vivere, dove quindi l’interruzione delle abitudini e la novità d’un ambiente lontano allentano le coercitive ragionevolezze che ci hanno accompagnato tutto l’anno, sollecitando la nostra curiosità più ingenua e disponendoci ad un abbandono che ci ha permesso di sentire con gli occhi e di parlare col cuore.
Se poi tutto questo ha come orizzonte la maestosa distesa del mare ecco che l’eco dei ricordi acquista risonanza, grazie a quella sua «voce d’una grandezza libera» che sa esaltarsi nello scintillio dei suoi riflessi, nel suo distendersi e ritrarsi dalla sabbia che ci ospita, quasi una carezza ripetuta ed un invito insistente ad abbandonarci alla sua seduzione, alla sua bellezza e alla sua storia.
Ed è in questo contesto che si inscrive l’invito della galleria Ponterosso che ci propone di ritrovare la vista del mare attraverso lo sguardo sensibile, colto ma anche incantato, come quello che possiedono gli artisti. Come, del resto, è testimoniato dalla storia della pittura, che ha visto di volta in volta il mare prestarsi allo sguardo degli artisti assecondando con la sua feconda sorgente cromatica ogni intenzione, ogni narrazione od ogni capriccio che di volta in volta occupava la poetica artistica. Dai flutti domati dalla miracolistica medievale, alle calligrafie ottiche dei vedutisti veneziani, dalle turbinanti tempeste di Turner alle rivoluzionarie cromie riflettenti di Monet, dalle mitologiche visioni delle spiagge dechirichiane fino alle audaci installazioni di Pino Pascali.
Ecco allora sciogliersi al nostro sguardo questa intrigante rassegna che accomuna una quarantina di autori che in comune hanno solo il tema del mare, spaziando ciascuno ad accostare all’argomento marino di volta in volta un tema od un argomento diverso, sempre appro-fittando dei lucori e degli inviti cromatici come spesso l’acqua sa suggerire. Scorrendo la mo-stra avremo così il modo di ammirare l’alacrità di pescatori al lavoro, di rivedere l’impeto delle onde che non si sa se aggrediscano od abbraccino entusiaste la terra su cui s’infrangono. Od ancora di perderci in quegli orizzonti che confondono cielo e mare, od anche di struggerci per la malinconia d’un bimbo che attraversa solitario l’immensità d’una spiaggia, oppure di giocare con maschere chiaramente mediterranee, o di lasciarci sedurre dal profilo d’un viso femminile che sa di mistero come gli abissi marini, dalle cui profondità è sgorgata quell’energia che genera le onde dalla cui spuma è nata Afrodite.
Una rassegna che accomuna così la meraviglia pittorica dello sguardo degli artisti di fronte all’imponenza naturale del mare, ai richiami di un’umanità che dal mare trae sostentamento, alternando la nostra seduzione per gli splendori cromatici dei dipinti alle riflessioni che la storia ed il mito qui rappresentati ci propongono, quasi avvertendo quell’infinitezza proposta dalla distese marine che suggeriva al poeta quanto dolce gli fosse il naufragare.
Sarà quindi una visita oscillante, tra un dipinto ed un altro, così come fa l’onda quando gioca con la sabbia, con quell’andirvieni che pare essere il respiro d’un gigante, quasi rammentando la nostra finitezza di minuscoli granelli rispetto alla potente immensità delle azzurre distese marine.
I pittori di questa rassegna ne hanno saputo cogliere la bellezza, ma non si sono limitati a questo. Hanno vestito i colori del mare con cronaca, storia e mito, quasi che il mare fosse metafora del paesaggio delle nostre anime e invitandoci così alla riflessione sulla bellezza profonda che sta in ciascuno di noi, se solo sappiamo coltivarne il senso e custodirne l’incanto.
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