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Il
riposo degli argonauti -
1999, olio su tela,
cm. 50 x 40
Gli Argonauti erano gli eroi che presero parte con Giasone alla conquista
del Vello d'Oro nella Colchide, a bordo della nave Argo. Racconto
antichissimo che veniva celebrato in canti popolari ancora prima di Omero.
Gli
eroi erano 55 tra cui Castore, Polideuce, Orfeo, Teseo, Meleagro, Peleo ed
Eracle. La nave fu costruita ad Argo con l'ausilio di Atena
che fornì il legno di quercia, albero sacro a Zeus, che aveva il dono
della parola.
Sarebbe troppo lungo qui descrivere l'avventurosa storia della conquista
del
Vello d'Oro, preferendo illustrare invece i fatti della sua
origine: Atamante, figlio dì Eolo (dio del vento) aveva in moglie Nefele
(«la nuvola»)
e da lei ebbe due figli: Frisso (Phrixos, «la pioggia che scroscia»)
ed Elle (Helle, «la viva luce»). Ma in seguito
abbandonò la moglie divina per sposare la mortale Ino, figlia di Cadmo.
Nefele, offesa, inviò una tremenda siccità nella regione. Ino cercò di
indurre Atamante a uccidere i figli di Nefele e offrirli in sacrificio a
Zeus per ottenere la fine della siccità. Allora Nefele fece dono ai suoi
figli d'un ariete dal vello d'oro, datole da Ermes, dio dell'astuzia, dei
commerci e della facondia. In groppa all'ariete Frisso ed Elle fuggirono
in Colchide.
Durante il tragitto Elle cadde nel mare (da cui il nome Ellesponto), mentre
Frisso giunse sano e salvo alla terra dove sacrificò l'ariete a Zeus e
appese il vello nel bosco di Ares, facendolo custodire da un terribile
mostro. Riportare quindi in patria il Vello d'Oro era, per
gli Argonauti, come possedere un potente talismano atto a scacciare ogni sciagura e ogni disgrazia dalla
propria terra, assicurandole perenne prosperità. |