| Carlo Adelio GALIMBERTI |
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Stagione 2008/09
INCONTRI
Sala del Bergognone
Associazione tra Amici della Basilica di Santa Maria della Passione
LE PASSIONI DOMINANTI
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Incontro dell'11 febbraio 2010 - ore 17,30 |
Ci troviamo nel cuore di quel secolo che fu decisivo nell’inaugurare la nostra contemporaneità: si tratta del secolo dei ”lumi”, vale a dire di quella stagione che ha visto l’aurora della razionalità che ambiva a far giustizia di miti e superstizioni (fossero essi religiosi o leggendari) e che pe-rò non riuscì ad esaurire nel suo sistema, la soluzione al mistero della natura umana.
La liberazione da superstizioni, da credenze accomodanti e l’affermazione del primato della ragione, non hanno saputo esaurire le domande che sgorgano da quegli scarti della ragione che producono i nostri incubi, i nostri slanci immaginari e le rivelazioni inspiegabili della genialità umana. Forse per questo, come spesso accade nella dialettica della Storia, l’Illuminismo vide al suo fianco il fiorire di quel movimento irrazionale che fu lo “Sturm un Drang”, fonte feconda di quella che sarà la stagione del Romanticismo, quale lettura della Storia come una continua lotta degli uomini contro le forze oscure e irrazionali di un destino potente.
In questo contesto sorge la figura di Füssli che fin dall’adolescenza è inserito in un ambiente progressista, denso di tensioni culturali, orientato all’indagine sulla condizione umana che non si accontenta di formule preordinate e che si esalta di fronte ai misteri delle forze avverse che si frappongono all’affermazione degli individui, con la conseguente apologia dell’umana genialità creatrice e contemporaneamente dell’inesorabilità tragica del destino degli uomini.
Füssli nasce a Zurigo nel 1741. Il padre è un funzionario comunale, ma anche pittore, studioso e collezionista ed anche gli altri suoi figli sono tutti inseriti nel mondo artistico svizzero. Il giovane Heinrich viene avviato alla carriera ecclesiastica, ma dopo un suo sermone contro la corruzione delle autorità zurighesi viene invitato a lasciare la città. Dopo alcune mete intermedie, approda finalmente a Londra dove si guadagna da vivere facendo il traduttore. Finalmente, protetto dal banchiere Coutts, intraprende un viaggio in Italia, dove viene affascinato dall’arte di Michelangelo che gli appare come quel genio che ha saputo indagare le regioni più sconosciute dell’anima umana. Sente che la rassicurante lettura della classicità ha trovato in Michelangelo quella crisi che sfocerà nel Manierismo e gli sembra così di rivedere il proprio tempo come quel difficile equilibrio tra le rassicuranti certezze illuministiche e le inquietudini pessimistiche del protoromanticismo.
A Roma si innamora della nipote di Johann Caspar Lavater, fondatore della fisiognomica moderna, del quale Füssli illustrerà i testi. Contrastato nel suo sentimento, torna a Londra non prima d’aver disegnato “L’artista di fronte alla grandezza delle rovine antiche”, metafora della fragilità umana di fronte all’inesorabilità del tempo che tutto divora.
Un secondo amore non corrisposto è la fonte ispiratrice del suo capolavoro, “L’incubo”, che infatti porta nel retro il ritratto di Anna Landolt, la sua infelice passione. L’artista testimonia così la sua attenzione per i meandri più nascosti dell’uomo, là dove abitano i simboli e le proiezioni di noi stessi, dove sono forse le sorgenti più profonde del nostro vivere e dove coabitano incubi terrificanti, sogni inappagati, erotismi infiammati, accese passioni e desideri inespressi.
La sua produzione continua sul filone visionario anche quando si rivolge a temi letterari quali quelli delle tragedie di Shakespeare, in cui ritrova tutti gli ambiti delle passioni umane che non potevano non coinvolgere uno spirito così ardente come quello di Füssli. Ecco allora le opere quali “Le tre streghe”, “Lady Macbeth sonnambula”, “Titania e Bottom”, capaci di evidenziare l’impatto violento delle passioni attraverso i brutali contrasti di luce ed ombra.
Anche il tema della follia affascina l’artista, quale compagna perennemente presente anche nella vita apparentemente più accorta, e che sarà mirabilmente rappresentata nell’opera “La follia di Kate” una fanciulla resa pazza dal dolore per la perdita dell’amato in mare.
Tutta la sua opera è quindi una rappresentazione di quella condizione umana che tutti noi ci ostiniamo a respingere, ma che inesorabilmente ci accompagna e che talvolta emerge prepotente la-sciandoci increduli e inermi di fronte ad eventi e comportamenti che sfuggono alle nostre consolidate e rassicuranti convenzioni. Salvo poi sorprenderci ad inseguire sogni, desideri o a fuggire timori inspiegabili o ad assumere comportamenti imprevisti. Tutti fenomeni che nulla hanno a che fare con la nostra presuntuosa razionalità, ma che molto dicono delle nostre radici più profonde e che noi, per timore od ipocrisia, abbiamo confinato nel mondo della pazzia, inconsapevoli che, poco o tanto, tutti noi in qualche modo le apparteniamo.
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