Carlo Adelio GALIMBERTI

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Stagione 2008/09

INCONTRI
Sala del Bergognone

Associazione tra Amici della Basilica di Santa Maria della Passione

LE PASSIONI DOMINANTI
 


 

Incontro del 14 gennaio 2010 - ore 17,30

BERNINI E BORROMINI

la rivalità motore della creazione

La Roma che oggi ammiriamo è soprattutto il frutto dell’opera scultore e architettonica di Bernini e Borromini. Le gonfie cupole che si innalzano al cielo, le sue scenografiche piazze e gli imponenti palazzi che l’adornano, così come lo splendore dei marmi e dei travertini che la vestono, sono il frutto del lavoro e della genialità di questi due artisti che hanno saputo conferire alla capitale della cristianità quella grandezza ed esuberanza barocca che ancora oggi ci affascina.

La grande rivalità tra Bernini e Borromini costituisce lo scenario entro il quale si sono sviluppate le loro due eccezionali carriere, contraddistinte da un radicale antagonismo, frutto anche della enorme differenza caratteriale dei due protagonisti di quella loro straordinaria vicenda artistica che si è sviluppata nel mezzo del XVII secolo.

Borromini (il cui vero nome era Francesco Castelli, e che volle chiamarsi Borromini per la sua grande devozione a S. Carlo Borromeo) nasce a Bissone in Svizzera e, dopo un apprendistato giovanile a Milano, si trasferisce a Roma dove è impiegato con Carlo Maderno responsabile del cantiere della Basilica di San Pietro in Vaticano. Quando muore Maderno, Borromini si aspetta d’essere nominato al suo posto, ma la mansione gli viene “soffiata” da Bernini. Inizia così una profonda rivalità tra i due che, sebbene a malincuore si stimassero, cercarono per tutta la vita di superarsi a vicenda. Il loro dissidio più plateale riguardò lo scandalo dei campanili di S. Pietro che Bernini aveva fatto costruire su fondamenta instabili e per questo causarono anche gravi crepe nella basilica. Nessuno osò criticare Bernini (protetto dal pontefice), solo la voce di Borromini si levò contro il rivale con una radicale critica e con il feroce giudizio di «incapacità». La reputazione di Bernini crollò assieme alla demolizione dei campanili, ma il rivale passò al contrattacco, definendo i lavori di Borromini come quelli inspirati ad uno stile «gotico» che, nella Roma post-rinascimentale, equivaleva ad un giudizio di «corrotto». Così la reputazione di Borromini cominciò a scendere nell’opinione pubblica.

Nonostante le splendide realizzazioni barocche più spettacolari (San Carlo alle quattro Fontane, Sant’Ivo alla Sapienza, Sant’Agnese in Agone, ed altre ancora), Borromini non si convinse mai d’essere stimato come il rivale, ed, accentuando altresì il suo carattere scontroso e permaloso, entrò in profonda depressione, fino a togliersi la vita gettandosi sulla propria spada.

La Roma barocca perdeva il suo artista meno simpatico, incontentabile e scorbutico, introverso e irascibile, e che allora pochi piansero alla sua morte. Ma nello stesso tempo se ne andava con lui l’architettura barocca più poetica e capricciosa, densa di virtuosismi raffinati che ancora oggi ci seduce, avendogli Borromini tolto la teatralità per aumentarne la intrigante ed attraente poesia del costruire.

Tutto questo mentre il suo rivale Bernini procedeva di trionfo in trionfo, tutti certamente meritati, anche se spesso ottenuti con cinismo condito da qualche sotterfugio. La sua fama si sparse per l’Europa, inanellando meriti e riconoscimenti per le sue mirabili opere di scultura (Apollo e Dafne, il Ratto di Proserpina, il David, ecc.) e di architettura (il Baldacchino in S. Pietro, il Colonnato davanti a S. Pietro, la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, ecc.), tanto da meritarsi l’appellativo assegnatogli dal pontefice Paolo V, di «Michelangelo del nostro tempo».

La figura di questi due sommi artisti si innesta così meritevolmente in quel grande scenario che si profilava all’alba del XVII secolo, che vide in Europa la fioritura di genialità straordinarie come Newton e Galileo, Shakespeare e Cartesio, Rembrandt e Rubens, solo per citarne alcuni tra quelli che trasformarono profondamente l’arte e la scienza, mettendole su quei cardini che apriranno le porte alla nostra cultura moderna.

 

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