| Carlo Adelio GALIMBERTI |
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Stagione 2008/09
INCONTRI
Sala del Bergognone
Associazione tra Amici della Basilica di Santa Maria della Passione
STORIE
D'ARTISTI INQUIETI
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Incontro del 19 febbraio 2009 - ore 17,30 |
Con Vincent
Van Gogh si inaugura quella figura dell’artista incompreso che ottiene i
riconoscimenti solo dopo la sua morte. Sfortunatamente per il nostro artista,
Van Gogh si trova infatti a vivere il momento cruciale di quel passaggio storico
che vede la scomparsa della committenza e l’avvento quasi esclusivo del mercato
dell’arte. Rispetto al passato, dove l’arte veniva “ordinata”, oggi l’artista è
completamente svincolato dai voleri del committente, ma a questa assoluta
libertà si accompagna la precarietà economica e l’azzardo poetico come mai aveva
conosciuto prima.
Van Gogh
incarna perfettamente questa nuova condizione. Nella pienezza della libertà
concessa dalla nuova stagione, l’artista trasferisce nella sua opera ogni
aspirazione, ogni convincimento ed ogni pulsione che attraversino il suo animo e
la sua mente, realizzando uno stile personalissimo ed inedito che sarà la
ragione del suo successo postumo, ma contemporaneamente anche la causa delle sue
sofferenze e in successi durante la sua vita.
Qui apro
una parentesi solo per sottolineare come, da questo momento in poi, sia mutata
l’aspettativa del pubblico contemporaneo rispetto alla creazione dell’arte, e di
come questa inedita libertà acquisita dagli artisti sia oggi spesso motivo di
sconcerto presso il pubblico ed abbia fatto fiorire figure che nel passato non
esistevano. Mi riferisco agli esperti d’arte, che in Italia ancora chiamiamo
“critici”, che oggi pretendono di dirci cosa noi dobbiamo ritenere “artistico”.
Van Gogh ha quindi inaugurato questa inedita stagione pagando personalmente le
difficoltà di una inedita libertà espressiva e facendo così fiorire anche quel
mito che vuole che gli artisti siano spesso incompresi ed abbiano riconoscimenti
e successi solo postumi.
Figlio di
un pastore protestante, rivela presto un carattere scontroso e sognante, amante
di lunghe passeggiate solitarie nelle distese della campagna olandese. Unico
compagno di questa sua solitudine è il fratello Theo, più giovane di quattro
anni, che gli starà vicino e lo sosterrà per tutta la vita. Smette presto gli
studi ed accetta l’impiego di fattorino presso la filiale dell’Aja della
parigina galleria Goupil. È in quest’ambiente che si accende la sua curiosità
per i quadri e per le incisioni. Una curiosità che alimenta con letture e
frequenti visite ai musei. Viene quindi trasferito alla filiale di Londra della
medesima galleria. Qui si innamora di una fanciulla, Ursula, che lo respinge.
Cerca di sublimare lo sconforto accostandosi intensamente alla religione e
dedicandosi ad aiutare il prossimo. Anche quando viene trasferito alla sede
centrale di Parigi della galleria Goupil, si chiude spesso nella sua camera ed
ha come compagnia la sola lettura della Bibbia.
Nasce così
la sua vocazione religiosa che svilupperà ritornando in Inghilterra al fianco di
un pastore metodista, predicando nei quartieri più disagiati del East End. Ma i
suoi sermoni, anziché confortare, finiscono coll’agitare l’uditorio
provocandogli una crisi che tenterà di risolvere rientrando in famiglia. Dopo
gli insuccessi alla facoltà di teologia di Amsterdam, si istruisce come
predicatore popolare presso un centro religioso di Laeken. Si reca quindi nel
Borinage a fianco dei minatori e dei contadini, soggetti che inizia a disegnare
nelle lettere inviate al fratello Theo. La famiglia lo riprende in casa e qui
Vincent comincia a disegnare sul serio riprendendo come soggetti le immagini e
la vita della gente più sfortunata.
Su
consiglio di Theo frequenta il cugino pittore Mauve che gli suggerisce di
ritrarre ogni cosa dal vero. Durante questo periodo viene respinto dalla cugina
Kee Vos di cui si era perdutamente innamorato. Da questa frustrazione crede di
uscire poco dopo quando si innamora di Christine che, purtroppo per Vincent, è
in realtà una prostituta. Depresso e sconsolato, ritiene di non esser compreso
dai familiari e si ritira quindi a Nuenen dove aprirà il suo primo atelier in
due stanze prese in affitto: qui realizzerà il suo primo capolavoro,
I mangiatori di patate.
Alla morte
del padre decide di recarsi a Parigi ospite del fratello Theo che dirige una
galleria d’arte a Montmartre. Trascorre due anni pieni di entusiasmo a contanto
con i fermenti innovativi delle nuove correnti artistiche parigine (prima fra
tutte, quella impressionista) coi quali protagonisti entra in contatto,
rivelando il suo entusiasmo per la luminosità della loro tavolozza che
eserciterà su Vincent un cambiamento radicale nelle sue opere. Sulle ali delle
novità pittoriche, sostenuto economicamente dal fratello, si trasferisce in
Provenza ad Arles, per catturare le luminose atmorfere del meridione francese. È
qui che stabilisce una burrascosa convivenza con Gauguin dovuta
all’imprevedibile carattere di Van Gogh e alle sue esasperate convinzioni sui
metodi di produzione dell’arte. Basti pensare che in un solo anno dipinge circa
duecento tele.
Abbandonato
dall’amico, si taglia per disperazione un orecchio credendo così di trattenerlo
per pietà. Nel frattempo il fratello Theo si sposa e Vincent teme di perdere il
sostegno finanziario e vive la scelta del fratello come una sorta di abbandono.
La depressione e lo sconforto lo attanagliano sempre più e Vincent pare esserne
consapevole, accettando e talvolta invocando d’esser ricoverato per il suo stato
di profonda depressione. Rientra a Parigi dal fratello e per un breve periodo
pare ristabilirsi. Chiede al fratello di mettere in vendita i suoi dipinti, ma
anche qui la delusione sarà profonda. Si fa quindi ricoverare ad Auvers-sur-Oise
dove incontra il Dr. Gachet che ritiene la pittura la vera terapia per la
malattia di Vincent. Passa questo periodo dipingendo con frenesia. Nel frattempo
il fratello ha un momento di difficoltà economica ed i suoi versamenti a Vincent
conoscono qualche ritardo. Gli impegni familiari di Theo diradano le visite al
fratello, tanto che la festa del 14 luglio è trascorsa da Vincent in piena
solitudine. L’artista si sente abbandonato, e scrive a Theo parlando
dell’inutilità della vita. Il 27 luglio è una luminosa domenica. Vincent si reca
nei campi dove spesso era stato a ritrarre la natura nelle sue espressioni più
drammatiche. Questa volta non ha con se i pennelli, ma solo quella rivoltella
che usava per scacciare i corvi durante il suo lavoro in campagna. Un colpo
rimbomba tra le spighe del campo ed a quel suono si spegne la vita di Vincent.
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