Carlo Adelio GALIMBERTI

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Stagione 2008/09

INCONTRI
Sala del Bergognone

Associazione tra Amici della Basilica di Santa Maria della Passione

STORIE D'ARTISTI INQUIETI
 

 

Incontro del 16 aprile 2009 - ore 17,30

AMEDEO MODIGLIANI
Fascino ed ebbrezza

«Era di una bellezza regale, nel suo abito di velluto beige che, di lavatura in lavatura, assunse una tinta perla, la camicia blu a quadri lavata ogni giorno (contrariamente agli altri era di una meticolosa pulizia) e il foulard annodato con negligenza. Questa tenuta che mantenne fino all’ultimo, nonostante la progressiva decadenza che lo colpì, dovuta all’alcool più cocaina, gli garantì un’eleganza che, quarant’anni più tardi, ancora incantava Roger Wild, Léopold Survage e Zadkine quando ne parlavano». Così lo storico dell’arte Jean Paul Crespelle descrive la figura di Modigliani, contribuendo con questo suo giudizio ad alimentare la leggenda dell’artista seduttore bello e maledetto. Quest’ultimo appellativo si attaglia al pittore in maniera diretta, così come la fonetica di «Modì», con cui in modo contratto i parigini chiamavano Modigliani, corrisponde al suono della parola francese “maudit” (maledetto).

Modigliani incarna così la figura leggendaria dell’artista inquieto, indisciplinato, passionale e  …povero in canna, che tanto ha occupato la melodrammatica descrizione della figura degli artisti delle avanguardie parigine d’inizio ‘900. In effetti Modigliani condusse una vita molto sregolata accompagnata però da un orgoglio e una caparbietà che troviamo riflessa nella sua autonomia estetica. Modigliani infatti restò fedele alle sue intenzioni estetiche, non ascoltando le sirene delle avanguardie, quali il cubismo, il futurismo, ecc., che ebbero presto successo nella Parigi d’inizio secolo. La sua ostinazione stilistica ed estetica gli procurò una sorta di isolamento e di avversità nel gruppo degli artisti d’avanguardia. Tra questi, massimo avversario fu Picasso che giunse persino ad irriderlo ed ad insultarlo in maniera davvero sgradevole, comportandosi con Modigliani come il forte col debole, mostrando così uno degli aspetti più antipatici del carattere di Picasso che non ci si aspetterebbe di ritrovare nella figura tra le più geniali dell’arte del XX secolo.

Modigliani nasce a Livorno nel 1884 da una famiglia di commercianti ebrei  un tempo benestanti e ridotti quindi in miseria al momento della nascita dell’artista, a causa di rovesci finanziari occorsi al padre. Il contesto è quello di una famiglia colta (la madre, Eugenia Garsin, parlava quattro lingue) ed eminente: un fratello di Modigliani sarà quindi avvocato ed in seguito deputato socialista ed un altro diverrà ingegnere minerario.

Amedeo rivela subito una salute precaria: si ammala di pleurite e quindi di tifo con gravi complicazioni polmonari. Per questo vengono interrotti i suoi studi e all’età di quattordici anni viene mandato a seguire i corsi di pittura del maestro Micheli, un pittore dallo stile dei macchiaioli toscani, dove il fanciullo rivela presto doti artistiche inaspettate, così come testimonia la madre nei suoi diari: «Dedo non fa più che della pittura, ma ne fa tutto il giorno e tutti i giorni con ardore sostenuto che mi stupisce e che mi incanta… per aver studiato solo quattro mesi non dipinge male e disegna poi benissimo».

La sua salute precaria consiglia di trasferirsi in climi più congeniali: Modigliani migrerà quindi a Napoli, Roma e quindi a Venezia, dove frequenterà scuole di nudo, sostenuto economicamente (così come fino alla fine della sua vita) dallo zio Amedeo Garsin.  Ma, come spesso gli consigliava Fattori, il grande artista toscano, era a Parigi che si “cucinava” l’arte del XX secolo, ed è li che Modigliani si trasferisce nel 1906. Nella capitale francese le novità di Cézanne, Picasso e Matisse sono di stimolo per Modigliani che però non imita lo stile di nessuno, benché il frenetico succedersi delle novità artistiche che incontra lo sospinge verso un’originalità personale, contraddistinta dall’abbandono del naturalismo toscano per ritrovare quell’impronta personale che lo farà divenire inconfondibile nel suo tempo e nella storia dell’arte. L’attenzione per i manufatti della scultura negra, che tanto entusiasmo suscitano a Parigi tra gli artisti d’avanguardia, sospinge Modigliani verso opere scultoree di una consistenza essenziale e primordiale, che diviene il perfetto parallelo del suo stile pittorico, dove il colore scandisce le forme offrendo lo smagliante cromatismo con cui sa rivestire la pelle e il viso dei suoi personaggi. Il tutto in un’essenzialità di sagome che liberano la seduzione del colore per farci annegare in opere di pura pittura.

La sua vita sregolata è punteggiata anche di affetti e di amori turbolenti: l’ultimo fu quello della pittrice Jeanne Hébuterne, da cui Amedeo ebbe una figlia. Jeanne amava Modigliani contro la volontà della propia famiglia, con una passione ed una fedeltà che solo il fascino della figura dell’artista sapeva generare. Quando Modigliani morì per le sue complicazioni polmonari, aggravate dall’alcool e dalla droga, Jeanne non seppe sopravvivergli e si suicidò con il loro secondo figlio in grembo.

Con la morte di Modigliani (che negli ultimissimi tempi era riuscito ad avere successo grazie al suo mercante Zborowski) si chiude un’epoca straordinaria a Parigi, fatta degli entusiasmi e degli ardori degli artisti a Montparnasse e a Montmartre, di risse e di grandi bevute nei café, di povertà e di passione, di amori e di sregolatezze, sempre all’inseguimento di quelle istanze poetiche che segnarono l’esordio delle avanguardie del nuovo secolo. 

Sulle tele di quegli artisti si sciolse la stanca forma accademica e germogliarono i lineamenti e le maniere che spiegheranno i nuovi orizzonti dell’arte contemporanea.

 

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