| Carlo Adelio GALIMBERTI |
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Stagione 2008/09
INCONTRI
Sala del Bergognone
Associazione tra Amici della Basilica di Santa Maria della Passione
STORIE
D'ARTISTI INQUIETI
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Incontro del 22 gennaio 2009 - ore 17,30 |
Jean
Désiré Gustave Courbet nasce nel 1819 ad Ornans, un paesino della Francia
centrale non molto distante dal confine svizzero. La sua formazione scolastica
inizia nel seminario del suo paese, dove mette subito in mostra il suo carattere
indocile e contestatore, egocentrico ed esibizionista, assorbendo il clima
ribelle ed incendiario degli anni ’30 nella Francia Contea, teatro di scioperi e
violente repressioni e del diffondersi dei primi ideali socialisti.
Il
carattere spavaldo ed esibizionista gli valgono una serie di punizioni al
Collegio Reale di Besançon, per cui il padre lo invia a Parigi per fargli
studiare giurisprudenza, augurandosi che questa disciplina possa correggere il
carattere esuberante del figlio. A Parigi, oltre agli studi di legge, Courbet
segue anche alcuni corsi di pittura, dei quali peraltro si stanca presto
preferendo frequentare il Louvre dove copia gli antichi maestri. Il padre cede
quindi alla passione del figlio e Courbet si iscrive all’Académie Suisse. Ma
anche qui è insoddisfatto degli insegnamenti che riceve e decide quindi di
lavorare per proprio conto.
Mette
subito in mostra il proprio carattere spavaldo, esibizionista ed ambizioso,
supportato da un’abilità dialettica scorrevole e fantasiosa: a chi gli chiese
una sua opinione davanti ad un’opera di Delacroix esposta al Louvre rispose: «se
ne avrò tempo e coraggio, domani la posso rifare benissimo anch’io!». Di questo
sua narcisistica spavalderia sono testimonianza i numerosi autoritratti del suo
primo periodo, dove in qualunque combinazione si ritragga, solitario od in mezzo
ad un gruppo di persone, la sua figura campeggia sempre al centro della scena.
Dopo un
primo periodo con opere di genere vagamente romantico, si stacca presto dalle
convenzioni sdolcinate dell’accademismo di moda per dipingere entusiasta
“en plein air”,
avvicinandosi agli artisti della Scuola di Barbizon (Corot, Daubigny, Rousseau),
proclamandosi un «allievo della natura».
Nel 1848
partecipa ai drammatici avvenimenti rivoluzionari che portarono alla caduta di
Luigi Filippo e all’avvento della Seconda Repubblica. Contemporaneamente
partecipa alle infuocate riunioni del movimento realista cui aderiscono i
migliori protagonisti della cultura francese del momento: Baudelaire, Proudhon,
Duranty, Corot, Daumier ed il critico Castagnary. Quest’ultimo definirà le
dichiarazioni di Courbet quali «Manifesto del realismo», nelle quali, tra
l’altro l’artista afferma che «la pittura è un’arte essenzialmente concreta e
deve rappresentare cose reali ed esistenti; [...] l’immaginazione, in arte,
consiste nel saper trovare l’espressione più completa di una cosa esistente e
mai nel supporre questa cosa o crearla dall’astratto. [...] Il fine dell’arte è
di parlare al popolo...».
Il
successo della sua pittura gli ottiene la medaglia d’oro che gli permette di
esporre ai Salons senza più sottoporre le sue opere alla giuria. Espone così due
suoi capolavori: Gli
spaccapietre e
Sepoltura ad Ornans.
Più avanti presenta al Salon
Le bagnanti che, giudicato indecente, viene preso a
scudisciate dall’imperatore in visita alla mostra. Tutte queste opere creeranno
scandalo, giudicate dal pubblico pregne d’immoralità e di cattivo gusto, ed i
giornali cominciano a ridicolizzare la pittura di Courbet, irridendo anche alla
sua persona in una serie di caricature sprezzanti. A queste invettive Courbet
risponde affermando orgogliosamente d’essere «un pittore socialista e partigiano
di ogni rivoluzione». Espone quindi a Francoforte sul Meno dove ottiene un
successo straordinario che gli procurerà ormai, nel bene e nel male, una fama di
dimensioni europee. Per l’Esposizione Universale del 1855 lavora per quello è
ormai ritenuto il suo capolavoro,
L’atelier,
una rappresentazione allegorica di tutta la sua vita. La giuria dell’Esposizione
rifiuta l’opera (giudicata da Delacroix triviale e volgare per la presenza di
popolane ed operai). Courbet, finanziato da amici, costruisce di fianco al
Palazzo delle belle arti il
Pavillon du réalisme, in cui espone le opere
rifiutate ottenendo, assieme all’ovvio scandalo, anche una vastissima notorietà.
Coerente
con i propri ideali partecipa al movimento della Comune di Parigi (per questo
motivo verrà accusato dell’abbattimento della colonna Vendôme) ed in seguito
rifiuterà la Legion
d’Onore, affermando di considerarsi orgogliosamente
repubblicano. Dopo la Comune viene arrestato e condannato. In un successivo
processo viene condannato alle spese per la riedificazione della colonna Vendôme,
e per questo vengono confiscati tutti i suoi beni. Courbet scopre inoltre che
durante la detenzione molte delle sue opere sono state rubate. Depresso e
sconsolato emigra in Svizzera dove morirà a soli 58 anni assistito
dall’amatissimo padre.
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