Carlo Adelio GALIMBERTI

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Stagione 2007/08

INCONTRI
Sala del Bergognone

Associazione tra Amici della Basilica di Santa Maria della Passione

OMAGGIO A MILANO
 


Milano, Basilica di S. Simpliciano

 

Incontro del 24 gennaio 2008 - ore 17,30

LA BASILICA DI S. SIMPLICIANO
E IL CORO DELLA SAPIENZA


 

 

Se l’appellativo “ambrosiano” sta per milanese, allora la Basilica di S. Simpliciano è tra le più “milanesi” della città. Questa sua appartenenza sta nella decisione di S. Ambrogio (IV sec. d.C.) di erigerla sull’area di un antico cimitero pagano, quasi a sottolineare la nuova identità cristiana della comunità milanese. L’architettura imita l’aspetto della cappella Palatina di Treviri (dove S. Ambrogio era nato) e dove veniva amministrata la giustizia da parte dell’imperatore del Sacro Romano impero. Quest’imitazione architettonica sottolineava quale fosse il nuovo ordine politico religioso in Milano, retto appunto dalla figura energica del vescovo Ambrogio.

Simpliciano fu anche il successore di Ambrogio quale vescovo di Milano, e fu indicato da Ambrogio morente per la sua alta qualità culturale e per la sua raffinata sapienza. Era tale la sua altezza di speculazione teologica che persino S. Agostino, padre della Chiesa, testimonia nelle sue Confessioni, di recarsi spesso da Simpliciano a «sciogliere i suoi dubbi».

La basilica che ha preso il suo nome fa parte di un monastero che è stato sempre un centro fondamentale del pensiero teologico cristiano ed è tuttora la sede attiva dell’unica facoltà di teologia italiana aperta anche ai laici.

Come tutte le basiliche di quel tempo, anche San Simpliciano ospita reliquie di martiri: nel nostro caso si tratta dei martiri trentini, trucidati dalle popolazioni locali cui erano stati inviati da S. Vigilio, vescovo di Trento, che non aveva ascoltato il consiglio di S. Ambrogio di usare più prudenza nell’evangelizzare le popolazioni di quella terra. Tutta la storia di questi martiri verrà poi rappresentata ad affresco nel chiostro piccolo del monastero fatto erigere da Alimenti Negri, reggente del monastero al tempo dei Visconti, ad espiazione del suo peccato di avidità nel trattenere per sé una parte eccessiva dei proventi del monastero.

Il monastero non era infatti solamente uno dei più celebri centri culturali della cristianità, ma fu anche eletto a sostituto della Basilica di S. Pietro quale meta finale dei pellegrinaggi durante gli Anni Santi. In pratica, chi non potesse raggiungere Roma per ottenere le indulgenze del pellegrinaggio nell’Anno Santo, poteva fermarsi a S. Simpliciano ed ottenere il medesimo beneficio. Questo comportava un afflusso notevole di offerte che contribuì notevolmente alla potenza economica del monastero, sostenendo così la sua già alta fama di caposaldo della sapienza cristiana.

Questa particolarità di raffinato centro culturale è poi evidenziata nel coro ligneo ospitato dietro l’altare della basilica, sotto l’affresco del Bergognone, anch’esso commissionato da Alimenti Negri per i medesimi motivi per cui fece erigere il chiostro. Si tratta di un coro con una struttura letteraria e teologica raffinata (i cosiddetti parallelismi sinonomici), dai profondi significati simbolici e dalle sottili metafore teologiche. A quel tempo si ottenne così di potersi rivolgere sia al popolo semplice attraverso il grande affresco del Bergognone, che al fedele acculturato che coglieva la squisitezza assieme poetica e religiosa delle scritte di ogni scranno dei monaci, permettendo così una universalità del messaggio. Purtroppo il tutto è oggi rovinato dall’erezione sull’altare di un tempietto ottocentesco che nasconde completamente la scena impedendone il messaggio.

Milano con San Simpliciano vanta così una storia di altissima cultura cristiana che nobilitò il territorio della città di contribuendo a rafforzare e a qualificare culturalmente il senso di appartenenza e di identità dei milanesi alla propria città e alle proprie istituzioni.

È un’appartenenza ed un’identità alla terra milanese talmente radicata da ammantarsi di leggenda, una leggenda storico-politica: si narra infatti come durante la battaglia di Legnano (1176, il conflitto della Lega Lombarda contro il Barbarossa) tre colombe si alzarono dall’altare di San Simpliciano per andare a posarsi sull’antenna del Carroccio che guidava i milanesi in battaglia, assicurando così la protezione dei santi martiri, sepolti nella basilica, alle truppe del Comune di Milano. Come si sa i lombardi vinsero e questa terra conobbe quello sviluppo di autonomie comunali che caratterizzarono il decorso medievale di una storia di lavoro e di alacrità lombarda che da lì prese le mosse ed ancora non si è interrotta.

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