| Carlo Adelio GALIMBERTI |
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Stagione 2007/08
INCONTRI
Sala del Bergognone
Associazione tra Amici della Basilica di Santa Maria della Passione
OMAGGIO A
MILANO
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Incontro del 27 marzo 2008 - ore 17,30
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La chiesa di Santa Maria delle Grazie è nota in tutto il mondo per la presenza dell’opera tra le più famose di Leonardo da Vinci (l’Ultima Cena) ed è quindi una delle testimonianze altissime della partecipazione della storia milanese a quel periodo straordinario che fu il Rinascimento in Italia. Infatti, a Milano, oltre a Leonardo, operava anche un altro tra i massimi esponenti di quell’irripetibile stagione, Donato di Pascuccio d’Antonio detto il Bramante, a cui dobbiamo l’innalzamento della Tribuna della chiesa.
Tutto questo è stato possibile per la devozione ed il mecenatismo del duca Lodovico il Moro che, ambendo gareggiare coi maggiori principi rinascimentali italiani, desiderava lasciare un segno perenne della sua presenza, volendo fare di Santa Maria delle Grazie la più bella chiesa di Milano e per questo chiamando all’opera i più grandi artisti del suo tempo. Come vedremo durante il nostro incontro, le vicende familiari e politiche del Moro saranno legate a questa chiesa, nella quale egli desiderava essere sepolto assieme alla sua amatissima moglie Beatrice d’Este ma che i tragici eventi della sua esistenza impedirono che questo avvenisse.
La chiesa era sorta inizialmente per volontà del conte Gaspare Vimercati, comandante delle milizie del duca Francesco Sforza, che aveva affidato la costruzione all’architetto Guiniforte Solari, restio a recepire il nuovo linguaggio rinascimentale, come dimostra la facciata “a capanna” di chiara derivazione romanica. Sarà Bramante a rivoluzionare la costruzione, come dimostra la veduta sul fianco di Corso Magenta, dove i contrafforti divisori delle cappelle laterali si lanciano in armonioso crescendo prospettico verso la possente e superba cupola. Bramante innalza la cupola prendendo a misura la chiesa e adattando il suo capolavoro nel classico rapporto 1:2, realizzando una possente struttura perfettamente armonica (il lato del quadrato di base è anche il diametro e l’altezza della cupola), e ottenendo un interno grandioso che soddisfece i desideri del Moro, che lo riterrà così il luogo perfetto per il proprio mausoleo. Il Rinascimento faceva così il suo prepotente ingresso a Milano e in Lombardia.
Ma il soffio del vento rinascimentale non si affida solamente all’architettura, conoscendo anche la presenza di una delle opere pittoriche più decisive della cultura del tempo: l’Ultima Cena di Leonardo. Basti pensare che già gli storici antichi, a cominciare dal Vasari, dividevano la storia dell’arte in prima e dopo la Cena di Leonardo, a significare quale dirompente novità rappresentasse quell’opera e come, da quel momento in poi, nessuno avrebbe più potuto dipingere quell’argomento senza confrontarsi col capolavoro di Leonardo.
Leonardo per la prima volta rappresenta la scena con un dinamismo dei protagonisti che rappresenta una rivoluzione rispetto alle Cene precedenti, anche di artisti sommi come il Ghirlandaio o il Verrocchio. Leonardo sceglie di rappresentare il momento in cui Cristo annuncia che uno degli apostoli lo tradirà, producendo lo sconcerto, la sorpresa e i dubbi degli astanti che l’artista agita sulla scena con una sequenza di gesti ed espressioni inedita rispetto alla tradizione.
La fama del dipinto si sparse per l’Europa e numerosi furono gli artisti che vennero in pellegrinaggio di studio per attingere alla fonte del rinnovamento artistico leonardesco. Purtroppo la tecnica utilizzata da Leonardo, che tentava di evitare la procedura a fresco, ha impedito la perfetta conservazione dell’opera. Alla compromissione del tessuto pittorico si aggiungono poi i danni della storia, cominciando dai frati del convento delle Grazie che sfondano la parete su cui sta il dipinto per aprire una porta che meglio comunichi con le cucine, proseguendo poi con i soldati di Napoleone che fanno del posto la stalla per i loro cavalli e finendo con il bombardamento dell’ultima guerra durante il quale una bomba centra in pieno il refettorio che ospita il capolavoro. L’ambiente viene raso al suolo, ma la parete con la Cena resta miracolosamente in piedi.
Anche con queste due opere Milano entra quindi nel pieno del Rinascimento italiano, in maniera grandiosa e unica, come testimoniano questa pittura e quell’architettura, dimostrando ancora una volta che l’alacrità e l’industriosità dei milanesi non si priva d’essere sensibile alle più alte espressioni della cultura del proprio tempo, come confermano, tra le altre, queste due tra le massime espressioni dell’arte e della bellezza.©
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