Carlo Adelio GALIMBERTI

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Stagione 2005/06

INCONTRI
Sala del Bergognone

Associazione tra Amici della Basilica di Santa Maria della Passione

I COLORI DEL SENSO
L’arte al servizio di Dio, del mondo e dell’anima degli uomini.


Bronzino, 1544-45, Venere e Cupido, Londra, National Gallery

Incontro dell'11 gennaio 2007 - ore 17,30

I TEMI ALLEGORICI DEI COMPORTAMENTI UMANI
(2° parte)


L'Arte, la Scienza, la Vanitas e l'Amore
 

 

«Infra le quali [scienzie] la pittura è la prima; questa non s’insegna a chi natura nol concede, come fan le matematiche, delle quali tanto ne piglia il discepollo, quanto il maestro gli ne legge… [la pittura] non si copia come si fa le lettere, che tanto vale la copia quanto l’origgine... [la pittura] non fa infiniti figlioli come fa i libri stampati... [la pittura] sola si resta nobile, questa sola onora il suo autore, e resta preziosa e unica...»[1]

leonardo da vinci

 

Questa seconda parte dei temi allegorici dei comportamenti umani vede una divisione netta nella maniera di rappresentare questi ultimi quattro argomenti che prendiamo in considerazione. In particolare potremo osservare come l’Arte e la Scienza siano molto spesso rappresentate attraverso le figure reali degli artisti e degli scienziati che hanno appunto praticato arte e scienza. Quando non se conosceva la fisionomia spesso si ricorreva ad attributi che potessero meglio identificare i personaggi: così Omero ha l’attributo della cecità, così come altri poeti dell’antichità sono spesso accompagnati da strumenti a corde che segnalano le qualità del loro canto.  In generale possiamo osservare come, nel Medioevo, la rappresentazione delle arti e delle scienze rispettasse la suddivisione nelle discipline del trivio (grammatica, retorica e dialettica) e del quadrivio (astronomia, musica, geometria e aritmetica), formando così il complesso delle sette Arti Liberali. Nel Medioevo alle Arti Liberali veniva anche associata una virtù benefica tanto da essere talvolta prescritte come terapia nella cura di alcune malattie, attraverso un traslato morale della loro pratica che giungerà al culmine con Tommaso d’Aquino che assegna ad ogni singola arte una virtù ed un sacramento corrispondenti. Con la riscoperta della classicità nel Rinascimento anche le arti e le scienze recuperano i modelli delle Muse antiche. Assistiamo così ad una serie di rappresentazioni che spesso rappresentano veri e propri trattati di pensiero sviluppati attraverso le metafore e le simbologie della pittura, come è il caso del complesso di rappresentazioni nella Stanza della Segnatura ad opera di Raffaello.

Diverso è il caso delle «Vanitas» e dell’Amore, trattandosi di temi universali che riguardano chiunque e non solo una categoria di persone come gli scienziati e gli artisti.  Nel caso delle «Vanitas» oltre alla tradizionale presenza del teschio quale simbolo dell’inesorabile caducità della vita e delle passioni umane, spesso si ricorre a rappresentazioni di oggetti e luoghi dalle raffinate metafore che alludono all’illusione e alla precarietà dei comportamenti umani: è il caso spesso di strumenti musicali silenti, di frutti bacati, di polvere che sovrasta ogni cosa inanimata. È un genere di rappresentazione che, sotto l’evidente intento moraleggiante, offriva agli artisti la possibilità di mettere in mostra una perizia insuperabile nella rappresentazione realistica degli oggetti, tradendo infine lo scopo morale per sfoggiare uno strabiliante virtuosismo.

Ed infine il tema perenne dell’Amore, che ha occupato l’opera degli artisti fin dall’antichità, in tutte le sue declinazioni: da sentimento sublime a motore di concupiscenza, da delicata spiritualità a pulsione erotica irrefrenabile. Si tratta dell’argomento più indecifrabile se dobbiamo dare ragione a Platone che nel Convito definisce l’amore come cosa che «non siamo capaci di dire, e perciò [lo] esprimiamo con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio». L’arte si è quindi cimentata nel paradosso di dare aspetto all’indecifrabile, producendo spettacoli seduttivi attraverso il fascino delle sue rappresentazioni. Ma la seduzione così prodotta contiene l’ambivalenza dei sensi di chi osserva, come di colui che rimane vittima del fascino della rappresentazione e nello stesso tempo protagonista dell’emozione che suscita l’immagine.

È questo il frutto prelibato dell’opera d’arte, che scioglie sulle tele, sulle tavole e sui muri un racconto che dice di eventi, uomini e passioni, attraverso l’apparire di persuasivi corpi e concetti. È come se la pittura che stava nelle chiese, nei luoghi di devozione come nelle sale dei palazzi, avesse voluto dire a tutti la verità sul vivere e sui sentimenti umani, nascondendoli, per dirla con Dante, sotto le spoglie d’una splendida menzogna.

 

[1] Leonardo da Vinci, dal Codex Urbinas Latinus 1270, qui tratto da P. Barocchi (a cura di), Scritti d’arte del Cinquecento. Generalia. Arti e Scienze. Le Arti.,  vol. I, pag. 74, Einaudi, Torino 1977.

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